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 Cellule staminali mesenchimali

Progetto cellule staminali mesenchimali
Un primo passo verso la cura del diabete
dai laboratori della Fondazione Baschirotto


 

L' Istituto Malattie Rare “Mauro Baschirotto” – B.I.R.D. di Costozza di Longare conduce da alcuni anni ricerche su cellule staminali isolate da liquido amniotico. Grazie ad un finanziamento da parte del Ministero Italiano dell’Università e della Ricerca Scientifica, i ricercatori dell istituto hanno potuto effettuare la conversione di queste cellule staminali indifferenziate in cellule adipose differenziate, come pubblicato nell’ottobre scorso dalla rivista scientifica internazionale Stem Cells and Development dal titolo ”A real-time PCR approach to evaluate adipogenic potential of amniotic fluid-derived human mesenchymal stem cells” (Stem Cells Dev. 15(5):719-28).
Questo risultato apre uno scenario sulla capacità del liquido amniotico di essere una fonte inesauribile ed eticamente corretta di cellule staminali. Infatti, a differenza delle cellule derivate dall’embrione, quelle ricavate dal liquido amniotico in corso di amniocentesi non comportano alcun aumento di rischio per il feto. Le cellule staminali così ricavate possono essere poi differenziate in nuovi tipi cellulari e in futuro essere usate come terapia per diverse patologie.
La validità di questa ricerca è stata oggi confermata anche nell’articolo pubblicato su Nature Biotechnology da parte del gruppo del Prof. Atala dell’Università di Harvard, che dimostra le enormi potenzialità delle cellule staminali derivate dal liquido amniotico, dimostrando diverse vie di differenziamento che queste ultime possono percorrere.
Presso l’Istituto B.I.R.D., in collaborazione con l’Università di Perugia e con il Lions Club è nata già nel 2005 il progetto per utilizzare queste cellule staminali mesenchimali per produrre cellule beta pancreatiche insulino secernenti, utilizzabili per la terapia del Diabete Mellito di Tipo I.
Il Diabete Mellito di Tipo 1 (T1DM) è una malattia derivante dalla distruzione delle ?-cellule insulari che nel pancreas sono preposte a produrre e secernere insulina in risposta all’aumento dei valori glicemici.
In assenza di secrezione insulinica la glicemia non viene regolata e aumenta in modo incontrollato dopo i pasti, provocando nel tempo gravi conseguenze. Attualmente la terapia principale è quella sostitutiva consistente in iniezioni multiple di insulina nell’arco delle 24 ore. La terapia insulinica può garantire la sopravvivenza del paziente, ma non la prevenzione assoluta delle complicanze croniche oculari, renali, cardiocircolatorie e nervose talora ad esito invalidante se non letale.
Un modo per curare il T1DM alla radice sarebbe quello di sostituire le ?-cellule insulari distrutte con insule sane e vitali prelevate da organi di donatori umani. Del resto va precisato che per il pancreas, a differenza di altri organi come fegato e rene non è possibile effettuare un trapianto di organo. Il ridotto numero di donatori e la bassa resa di insule ricavabili dal singolo pancreas hanno reso necessario individuare una fonte alternativa, spostando l’attenzione dei ricercatori dell’Istituto B.I.R.D. verso nuove sorgenti tessutali. Il più ambizioso traguardo del progetto attualmente in corso è l’ottenimento di cellule in grado di mimare il comportamento delle corrispondenti cellule sane del nostro organismo e cioè di secernere insulina in risposta ad aumenti della concentrazione di glucosio.
Allo stato attuale, presso i laboratori dell’Istituto B.I.R.D., sono state isolate cellule staminali mesenchimali da liquido amniotico, ottenuto grazie alla collaborazione con i Reparti di Ginecologia e Ostetricia degli Ospedali di Vicenza, Thiene e Legnago. Queste cellule vengono ora indirizzate verso cellule beta pancreatiche insulino secernenti.
Il vantaggio etico, ma anche economico, di utilizzare il liquido amniotico come fonte cellulare è quello di poter disporre di una fonte in grande quantità, sempre disponibile ed ottenibile senza aumentare l’invasività. Infatti l’isolamento di queste cellule staminali è effettuato utilizzando quella porzione di liquido che viene usualmente scartata durante l’amniocentesi.
Le cellule staminali differenziate in beta cellule pancreatiche potranno poi in futuro essere utilizzate, in maniera definitiva, nella terapia del Diabete Mellito di Tipo 1, raggiungendo così l’obiettivo sempre agognato di esentare il paziente diabetico insulino-dipendente dalla necessità di una terapia sostitutiva con insulina. Questa terapia sarà probabilmente destinata ad esaurirsi nel tempo nel paziente diabetico di tipo 1a ove è presente una attività autoimmune.
Un altro avvincente capitolo che riguarda le cellule staminali mesenchimali, è la loro conversione in cellule neuronali, come cellule in grado di essere di supporto alla terapia di malattie neurodegenerative altamente invalidanti: questa parte sperimentale però è difficile e complessa ma, anche grazie all’aiuto e alla preziosa esperienza del Direttore Scientifico dell’istituto, il Prof. Massimo Pandolfo, di sicuro è una strada che i ricercatori sperano di percorrere fino in fondo.
La ricerca sulle cellule staminali corre veloce grazie anche il contributo di piccole realtà come l’Istituto per le Malattie Rare “Mauro Baschirotto” di Vicenza.

Il laboratorio è grato per la preziosa collaborazione del Dr. Sposetti - Dr. Catapano (Vicenza), Dr. Iorizzo (Thiene), Dr. Morandini (Legnago).